GROTTE

Grotta del camino

Difficoltà: media
Max profondità: 37 mt.

Situata a metà strada tra la grotta dell'acqua dolce e quella delle colonne, questa prende il nome dalla tipica forma a camino. Ha due accessi:  uno situato a 18 mt ed è proprio l'imbocco del "fumaiolo", l'altro è a 37 mt e permette di entrare in un'ampia stanza con il tetto molto basso. A mio giudizio è più suggestiva l'entrata da sopra, infatti dopo essere penetrati per circa 10-20 mt attraverso lo stretto passaggio, rappresentato dal camino, si accede alla grande camera dalla quale, da subito, si osserva l'uscita e colpisce, dopo l'oscurità, lo stagliarsi del blu proveniente dall'esterno.
In grotta vi sono gli immancabili Parapandalus, diverse aragoste e qualche grongo. L'immersione non presenta particolari difficoltà, a patto che si sia abituati alle immersioni in grotta, dal momento che anche qui è presente del sedimento organico che, se sollevato inopportunamente, rende scarsa la visibilità.

Grotta dell'acqua dolce

Difficoltà: impegnativa
Max profondità: 18 mt

Non si può andar via da San Vito lo Capo senza aver visitato la grotta dell'acqua dolce: tra tutte sicuramente la più suggestiva ma anche la più impegnativa, non tanto per la profondità (max 18 mt) quanto per il fatto che ad un certo punto non si vede più l'uscita e ci si ritrova immersi nell'oscurità. Per le caratteristiche sopracitate consiglio questa immersione solo ai subacquei esperti.
L'entrata è a 18 mt ed è abbastanza ampia. La grotta consiste in un cunicolo di circa 60 mt di lunghezza che va gradualmente risalendo a 0 mt fino a condure ad un'ampia camera dove ci si può levare l'erogatore e respirare liberamente. Gli ultimi 4 mt di risalita si fanno nell'acqua dolce che sgorga da una sorgente all'interno della montagna, in questo punto colpiscono l'enorme trasparenza e cristallinità dovute all'acqua dolce, l'assenza di pesci ed il freddo decisamente più intenso rispetto all'acqua salata. Nella fase di passaggio tra l'acqua dolce e quella salata, chiamata aloclino, la visibilità è molto scarsa, fortunatamente questo effetto dura appena qualche secondo.
All'interno della grande camera si possono osservare diverse stalattiti e concrezioni calcaree. E' proprio poco prima di arrivare in questa stanza che il subacqueo perde il contatto con l'uscita, questo a mio avviso, può generare un po’ di apprensione anche al più esperto: è consigliabile quindi visitare questa grotta in compagnia di sub che la conoscono bene.
Uscendo dalla grotta si può seguire la parete a sinistra per consumare ( a chi è rimasto) il resto della bombola; qui è possibile fare qualche incontro interessante, come gronghi o aragoste.

Grotta del passo delle vacche

Difficoltà: media
Max profondità: 41 mt.

Ormeggiando ad una certa distanza dalla costa, di fronte al cosiddetto "passo delle vacche" nell'area del golfo di Macari, si scende su un pianoro a circa 18-20 mt, puntando verso il largo in direzione W si incontra la grande parete che dalla punta del faro taglia diagonalmente il golfo. Il salto è di oltre 20 mt e seguendo la parete in verticale ci si può ritrovare sul fondo tra i 40 e i 45 mt oppure seguire la parete ad una profondità minore.

L'entrata della grotta è intorno ai 40 mt, la camera è molto ampia e profonda, il tetto della stessa è intorno ai 33-35 mt e nella parte più interna si accumulano un gran quantitativo di Parapandalus Narval, i gamberetti che popolano tutte le grotte di questa zona. Non sono infrequenti gli incontri con astici, aragoste e musdee che approfittano dell'abbondante cibo rappresentato dai gamberetti.
Uscendo dalla grotta si segue la parete in direzione S dove è facile incrociare bei rami di gorgonia rossa (Paramuriacea Clavati).

Intrattenendosi un po’ in grotta si pagano 3-4 minuti di deco alla fine dell'immersione, ma ne vale sicuramente la pena

Grotta perciata

Difficoltà: facile
Max profondità: 17 mt.

A non molta distanza dal faro di S.Vito Lo Capo si trova questa grotta che prende il nome proprio dalla caratteristica di avere il tetto bucato (in siciliano perciato significa proprio questo).
Ciò la rende particolarmente affascinante, nonostante si tratti di un'immersione molto semplice anche per un OWD, infatti la luce che filtra dal soffitto perciato crea un'atmosferea abbastanza inusuale per una grotta.
Per raggiungere la grotta si ormeggia su un pianoro a 5-6 mt di profondità e ci si dirige verso SE fino a  incontrare la parete che cade a 17 mt, quindi la si segue mantenendola sulla sinistra.
L'entrata della grotta è intorno ai 12 mt, si accede dapprima ad un'ampia camera che va restringendosi fino ad arrivare ad una seconda camera più piccola, procedendo in questo senso la profondità diminusce sino a 7-8 mt.
All'interno della grotta si trovano piccole triglie, musdee e può capitare di incontrare qualche aragosta. Di notte la grotta diventa il regno incontrastato di parecchi paguri.
La bassa profondità rende questa immersione molto facile per i subacquei alle prime armi, ma anche molto godibile ai più esperti grazie all'effetto scenico creato dalla luce.

Grotta delle colonne

Difficoltà: media
Max profondità: 25 o 37 mt.
Questo sito di immersione si trova poco prima di entrare nella riserva naturale dello Zingaro.
La grotta prende il nome dalle parecchie colonne formatesi in seguito ad un processo di congiungimento fra una stalattite ed una stalagmite in epoche passate. Infatti tutte le grotte presenti ad una quota compresa tra i 20 ed i 50 mt sono più volte, nel passato, riemerse in seguito ai periodi di glaciazione in cui il mare si abbassava di livello.
L'effetto scenico che si è ottenuto è assolutamente fuori dal comune. L'entrata della grotta è a 25 mt di profondità e quest'ultima si sviluppa in un percorso abbastanza stretto a forma di U. Seguendo questa U in senso orario si incontrano, come si è detto, diverse colonne ed una miriade di Parapandalus Narval. Il percorso è abbastanza breve, arrivati di fronte l'uscita si può decidere de uscire da lì ( a quota 25 mt) oppure salire su per un sifone per ritrovarsi in una piccola anticamera che poi sbocca in un ampio stanzone nel quale in mezzo è posta una grossa colonna. Per l'effetto molto particolare che si produce, consiglio questa seconda opzione e soprattutto accedendo alla camera più ampia a luci spente. Dopo un giro attorno alla colonna si può decidere di risalire.
Per i subacquei più esperti c'è un'altra possibilità: in corrispondenza all'entrata della grotta, circa 12 mt più in basso ce n'è un'altra più piccola e senza colonne, non è raro qua incontrarvi qualche cernia o grongo.
Il fatto che sul fondo di entrambe le grotte si sia depositato del sedimento organico molto fine ne rende, purtroppo, fruibile la visita a pochi subacquei per volta: un eccessivo affollamento porta inevitabilmente a sollevare il sedimento, cosa che rende molto scarsa la visibilità.

Grotta dell'arco

Difficoltà: media
Max profondità: 35 mt

E' situata a poca distanza dalla grotta dell'acqua dolce, tanto che i subacquei più esperti riescono a fare entrambe le grotte in un unica immersione.
Il consiglio è, comunque, sempre quello di dividere in due immersione i due siti in modo da poter godere appieno di entrambe le grotte.
Essa prende il nome dal caratteristico arco che la sormonta. Più che una grotta vera e propria è un profondo antro il cui pavimento è a circa 35 mt ed il soffitto a 22, quindi un'enorme ed ampia cavità nella quale il subacqueo si può divertire a fare una serie di giri fino ad arrivare al soffitto con l'arco oppure dalla superficie ci si può lanciare a volo d'angelo attraversando il foro ed arrivare sul fondo.
Sono presenti parecchi gamberetti, qualche grossa musdea, serranidi, triglie ed aragoste.

Grotta della madonnina

Difficoltà: facile
Max profondità: 9 mt

Questa è un'immersione molto facile, adatta sicuramente anche a subacquei meno esperti e ciò nonostante regala l'ebrezza di un'immersione in grotta. E' possibile fare quest'immersione anche da terra, senza l'ausilio di un'imbarcazione,  si trova infatti a due passi dall'Isulidda.
La grotta ha una forma ad L, con due entrate: una a 9 mt e l'altra a 6 mt. Consiglio l'entrata a 9 mt che conduce ad un tunnel alto, stretto e lungo che porta fino alla statua di una Madonnina, situata nel mezzo della grotta e dalla quale prende il nome la grotta stessa. Nella parete a sinistra si diramano due lunghi tunnel dei quali non è possibile vedere la fine, ma talmente stretti da non poter essere percorsi in condizioni normali dal subacqueo. La volta della grotta arriva a 3 mt e qua l'acqua dolce proveniente da una sorgente si miscela con quella salata.
Arrivati alla Madonnina si può svoltare a destra per guadagnare l'uscita. Data la facilità risulta essere un ottima palestra anche per le immersioni notturne.

Grotta dei gamberi

Difficoltà: media
Max profondità: 41 mt.

Insieme alla grotta della Madonnina è una delle poche immersioni, nella zona di S.Vito Lo Capo, che possono essere effettuate anche da terra e precisamente per raggiungerla basta scendere alla vecchia tonnara del Secco.
D'inverno la grotta dei gamberi è la meta preferita dagli irriducibili della subacquea che, muniti di muta stagna, vi si immergono con regolarità quasi tutti i week-end.
Per raggiungere la grotta, entrando in acqua dalla tonnara, si dovrà pinneggiare in superficie per un centinaio di metri in direzione N, quindi si scenderà su un pianoro, a circa 13 mt, che degrada lentamente fino a raggiungere un'orlata che da 27 mt scende repentina fino ai 40.Fino a pochi mesi fa avremmo trovato una vecchia ancora di tonnara, ricca di incrostazioni, a segnalarci l'ingresso della grotta, che in realtà è più un antro dal basso tetto e profondo qualche metro.
Ultimamente ci si è chiesti, senza trovare risposta, chi possa aver effettuato il recupero (o il furto?), dopo così tanti anni, di un ancora tanto pesante posta a 41 mt di profondità: è stata un enorme perdita per tutti i subacquei che in futuro andranno a visitare questo sito.
La grotta, ovviamente, è piena di Parapandalus Narval (da cui il nome), ma può anche capitare di imbattersi in qualche piccolo astice o aragosta. L'esplorazione, date le dimensioni ridotte, dura pochi minuti ed all'uscita si potrà, se si vuole, proseguire sulla sinistra fino a raggiungere un piccolo scoglio a 45-47 mt ricoperto da gorgonie o decidere di risalire lungo la ripida parete per riportarsi a quote meno profonde. Limitandosi ad effettuare solo la visita alla grotta, la decompressione è dell'ordine di pochi minuti (circa 3-4) e la si potrà fare comodamente sul pianoro, dove capita di incontrare qualche polpo o piccola cernia. Da segnalare inoltre, a profondità prossime alla superficie, due scogli ricoperti interamente da bellissimi Astroides Calycularis.

 

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