San Vito lo Capo: il paese e le origini storiche

Sulla costa nord-occidentale della Sicilia, racchiusa nella baia compresa tra le riserve naturali dello Zingaro ad Ovest e di Monte Cofano ad Est, sorge San Vito Lo Capo, antico borgo marinaro che conserva intatta la forte impronta araba.
In questo luogo, luce, profumi e sapori di fondono dando vita ad un paesaggio dai colori tipicamente mediterranei e dai fondali suggestivi. Basse case bianche rivestite di buganvillea, una spiaggia dalla sabbia bianchissima che si affaccia su un mare turchese, custode di tesori antichi in un ideale abbraccio, lungo un chilometro, verso il Mediterraneo.

Ospitalità sincera, gastronomia fantasiosa e la migliore produzione vitivinicola siciliana, conquistano il turista a spasso per i luoghi di questo incantato angolo di Sicilia.

Si riscontrano date precise nella storia di San Vito Lo Capo, solo a partire dal XIII secolo, anche se, prima di tale periodo noti sono gli stretti legami tra Erice e l'antico paese marinaro. Nato come villaggio per i pellegrini ericini devoti al Santo che successivamente si stanziarono attorno al Santuario stesso. Infatti, si ritiene che subito dopo la morte di San Vito abbia avuto inizio la costruzione di una piccola cappella (200 d.C.) che nel 330 d.C. venne ampliata. Ma è solo intorno al XIII secolo che si accredita la costruzione del santuario, in concomitanza dell'enorme crescita della devozione e del culto per " San Vito de La Punta".

Una prima dominazione fu ad opera degli Arabi che nell' 827 invasero la Sicilia occidentale. Quest'ultimi vennero successivamente cacciati dai Normanni che nominarono Egitarso il promontorio che comprende San Vito Lo Capo e lo concessero all'Università di Monte San Giuliano (Monte Erice). Pertanto, divenuto demanio, molti ericini esercitarono su queste terre pastorizia, ne estrassero carbone, marmo, e ne seminarono i campi.

Le ricchezze portate in dono dai tanti pellegrini che giungevano dai paesi vicini come Erice, Trapani e successivamente da diverse parti della Sicilia resero indispensabili la costruzione di torri di avvistamento. Le torri 'Mpiso, Sceri, Roccazzo e dell'Isulidda  furono ultimate nel 1584 e hanno tutte la stessa struttura a pianta quadrata. Alla base un'ampia cisterna raccoglieva l'acqua piovana e un deposito per l'artiglieria, in alto era ricavata l'abitazione del custode. La guardia era formata da un caporale e da due artiglieri. Ogni torre fu edificata su un monte a mare in maniera da esservista dalla precedente e dalla successiva, in quanto segnali di fuoco di notte e segnali di funo di giorno dovevano permettere la comunicazione dell'avvistamento di navi sospette. Il Torrazzo di San Vito Lo Capo invece si differenzia dalle altre innanzitutto per la forma cilindrica di origine araba, oggi è sede di un piccolo museo archeologico navale.

Tonnara del Secco

Sicuramente una delle Tonnare più importanti della Sicilia, attiva sin dal XVIII secolo fino al 1969, anno in cui le reti non vennero più calate a causa dell'inesperienza del Rais del tempo che volle cambiare zona di pesca. La Tonnara di San Vito viene calata nel senso est-ovest di Punta Solanto, a poca distanza dalla costa, proprio nelle stesse acque che oggi navighiamo in catamarano.

Il principio di funzionamento è quello del "labirinto". Una sorta di imbuto agevolava l'ingresso dei tonni in questo tunnel, che attraverso differenti "camere di reti" costringevano i tonni a convogliarsi in un'ultima camera detta "camera della morte"; è intorno questa che le barche dei tonnaroti si disponevano in quadrato per issarla e arpionare i tonni.

Altre due Tonnare venivano calate, una sotto Monte Cofano e l'altra a Scopello, ma non diedero buoni risultati a causa del materiale (la disa: arbusto selvatico che cresce ancora nella Riserva dello Zingaro) con il quale venivano fabbricate le reti che venivano così facilmente distrutte dai pescecani che cacciavano i tonni e dalle correnti.

La Tonnara del Secco rappresentava una vera "Cittadella del tonno", in essa vi vivevano i tonnaroti e le loro famiglie che l'intero anno sistemavano le reti e le imbarcazioni per la pesca; ottenevano dal tonno pregiati prodotti di tonnara, alimenti un tempo poveri, divenuti oggi cibi per "ricchi".

Riserva Naturale dello Zingaro

Nell'area di costa del Golfo di Castellammare, a pochi chilometri da san Vito Lo Capo, si trova la Riserva Naturale dello Zingaro istituita dalla Regione Siciliana il 6 maggio 1981. La riserva si estende per circa 1700 ettari di bosco con una profondità di 2 chilometri e mezzo e 7 chilometri di costa, unica parentesi verde in un paesaggio roccioso, quasi lunare, che caratterizza le coste della provincia di Trapani.

La riserva può essere visitata sia a piedi che a cavallo e bensì ne sia vietato il campeggio è possibile fermarsi a dormire in alcune case. Tre itinerari possono essere percorsi: il più frequentato che si estende lungo la costa; uno più difficile che investe il monte Speziale (913 mt.) e un ultimo che dalla vetta porte al mare. Ma la maniera più efficace e suggestiva per vivere l'atmosfera selvaggia della riserva e quella di lasciarsi trasportare tra le differenti calette (non tutte accessibili a piedi) in catamarano, che così possono pienamente offrirsi agli occhi dei turisti. 

La riserva è un parco naturale poiché territorio che ospita diverse specie di piante come quelle di sughero, castani, pini, pioppi e salici. Diffusissime sono le palme nane, ancora utilizzate per fare scope, ceste e materassi; piante grasse quali fichi d'india, cactus e agavi. E in questo paradiso vegetale è facile incontrare la presenza di una cinquantina di specie diverse di uccelli, mammiferi come volpi, cinghiali conigli, istrici e vari roditori.

Per approfondimenti:

Riserva Naturale Monte Cofano

La Riserva Naturale Orientata di monte Cofano è stata istituita dalla Regione Sicilia nel 1996. Il promontorio di origine dolomitica si erge sulla sua struttura costituita da detriti calcarei marini. Si staglia con i suoi 696 m. su un paesaggio deserto e desolato che mente sull'originaria folta vegetazione originaria che spontaneamente, secoli fa, ricopriva queste aree. Oggi l'unica vegetazione presente è costituita dalla disa (selvatica graminacea) e dalle palme nane, che riescono a resistere ai numerosi incendi, e che anzi rispondono a questi attecchendo con nuove radici fascicolari e nuovi getti. Se consideriamo che con la disa si producono manufatti tessili, e che delle palme nane, sino a tempi non lontani, se ne mangiavano i frutti, e che erano aree dedite al pascolo, riusciamo a definire i fattori che hanno prodotto il degrado della vegetazione originaria da parte dell'uomo, che aveva tutto l'interesse a mantenere questo tipo di flora.

Ma anche in questi aspri e selvaggi ambienti troviamo una ricca fauna composta da molti uccelli (cormorani, falchi, gabbiani,passeri,colombe selvatiche, ecc.) che qui si sono stanziati, o da altrettanti che hanno scelto questi luoghi per una pausa dalle loro migrazioni, o per svernare.
Le aree sconfinate e aride del Monte Cofano sono il regno di numerosi istrici, conigli, donnole e volpi. Animali comuni alla Riserva sono anche rapaci notturni come il barbagianni, la civetta, l'allocco.

Ma la Natura nulla da e nulla toglie...questo paesaggio selvaggio e desolato è potentemente compensato da uno splendido mare incontaminato, le cui acque, racconta Virgilio, furono navigate da Enea e dai suoi compagni. E' probabile che come, sin da epoche paleolitiche (12.000 a.C.), si siano sviluppati insediamenti umani presso la grotta dell'Uzzo (nella Riserva dello Zingaro) anche qui si sia avuta traccia della presenza dell'uomo risalente a quei periodi. Resti murari punico-romani, come vasche per la raccolta dell'acqua piovana, costituiscono tracce evidenti della presenza dell'uomo sul pendio settentrionale di Monte Cofano databili dal V sec a.C. al VI d.C.

Anche qui, ai piedi del monte, fu edificata nel XVI sec. una torre saracena, probabilmente a difesa di importanti interessi economici dovuti alla pesca del tonno e all'agricoltura del posto, da parte dei numerosi attacchi dal mare effettuati da temibilissimi pirati turchi.

Per approfondimenti:

Gastronomia e ricette tipiche

Sarde a beccafico

Ingredienti: Per 6 persone, 1 Kg. di sarde, 10 cucchiai di pan grattato, 100 gr, uva sultanina, 100 gr. di pinoli, un cucchiaio di prezzemolo tritato,olio, sale pepe, limone, alcune foglie di alloro. 

Aprite le sarde, togliete la testa e la spina dorsale, avendo cura di lasciarle sane.
Preparate il ripieno con il pangrattato leggermente tostato, un cucchiaino di zucchero, un cucchiaio di olio, prezzemolo tritato, uva sultanina, pinoli, sale e pepe.
Disponete un poco del ripieno su ogni sarda, dalla parte interna e arrotolatela su se stessa. Allineate gli involtini in una teglia unta di olio alternandoli con foglie di alloro.
Innaffiate con olio e sugo di limone e passate al forno per 15 minuti.

Sfincione di San Vito

Ingredienti: gr. 500 farina bianca, gr. 23 lievito di birra, gr. 300 pomodori maturi, gr. 300 carne di vitello tritata, gr. 100 caciocavallo, pecorino grattugiato, cipolla, prezzemolo, rosmarino, basilico, vino bianco secco, 1 uovo, olio di oliva, sale e pepe.

In una terrina mescolate 100 grammi di farina con il lievito di birra, diluito in poca acqua tiepida. Fate una palla con la pasta ottenuta. coprite la terrina con un tovagliolo e lasciate lievitare per due ore. Trascorso questo tempo versate sulla spianatoia la farina rimasta ed incorporate la pasta lievitata, un pizzico di sale e due cucchiaiate di olio di oliva che renderanno più morbido il composto. Coprite la pasta con un canovaccio e lasciatela lievitare per un'altra ora. Intanto in una casseruola, in un bicchiere scarso di olio, fate appassire una cipolla di media grossezza tritata con un cucchiaio di prezzemolo e basilico: mettete la carne e due rametti di rosmarino e quando è rosolata aggiungete sale, pepe e tre cucchiaiate di vino bianco. Unite i pomodori sbucciati e passati al setaccio e, a fuoco lento, lasciate consumare, a coperto. per circa 30 minuti. Bagnerete con poca acqua calda in caso il fondo restringesse troppo. Stendete la pasta in due sfoglie spesse, disuguali; con la più grande foderate una teglia unta di olio. Cospargetela con il ragù al quale avrete tolto il rosmarino ed aggiunto il caciocavallo tagliato a dadini e una cucchiaiata d pecorino grattugiato. Coprite con l'altra parte di sfoglia, chiudendo bene sui bordi e spennellate la superficie con tuorlo d'uovo battuto. Cuocete in forno caldo per circa 20 minuti e ricordate di lasciare riposare per una decina di minuti prima di servirlo.

Tonno alla siciliana

Ingredienti: Kg. 1 tonno fresco (in unico pezzo), gr. 600 pomodori maturi, aglio, cipolla, foglie di menta, un bicchiere di vino bianco, olio d'oliva, sale e pepe.

Fate delle incisioni dal pezzo di carne di tonno e steccatelo con foglioline di menta e fettine di aglio. Fatelo rosolare in un tegame con mezzo bicchiere di olio, quando avrà preso colore mettete il sale e innaffiatelo con un bicchiere di vino bianco. Lasciate assorbire il vino, poi ritirate il tegame dal fuoco e tenetelo in caldo. In altro tegame, in mezzo bicchiere di olio fate appassire una cipolla tritata fine e unite i pomodori sbucciati, privati dei semi e spezzettati. Salate e lasciate consumare per una decina di minuti dopo versate la salsa nel tegame del tonno, con un bicchiere di acqua caldissima, coprite il recipiente e fate cuocere per altri 20 minuti. Servirete il tonno alla siciliana, freddo, tagliato a fette e cosparso di salsa.

Caponata alla marinara

Ingredienti: Gr. 600 di totani, 2 melanzane piccole; 1 cipolla di media grandezza, gr. 300 pomodori maturo, gr. 150 di coste di sedano, gr. 100 di olive verdi snocciolate; gr. 50 di capperi, aceto, zucchero, olio di oliva, sale e pepe.

Tagliate le melanzane a tocchetti, aggiungete il sale e lasciate sgocciolate affinché perdano l'amaro. Lavate i capperi ed asciugateli con un canovaccio. Lavate il sedano, asciugatelo e tagliatelo a pezzetti. Sbucciate, lavate e tagliate finemente la cipolla. Pulite, lavate e tagliate a pezzi i totani.
Fate scottare i totani per non più di due minuti in un tegame con dell'acqua bollente salata; quindi scolateli e fateli raffreddare.
Prendete un tegame, mettete un paio di cucchiai di olio e fate rosolare le melanzane, quando hanno preso colore aggiungete le olive, i capperi ed il sedano.
Fate cuocere a fuoco basso per 10 minuti ; poi, aggiungete i pomodori pelati tagliati a cubetti e fate cuocere per altri 20 minuti.
A cottura ultimata aggiungete alla salsa i totani; poi condite il tutto con 2 cucchiai di zucchero e 2 di aceto e lasciate insaporire a fuoco basso per 5 minuti mescolando. 
Togliete il tegame dal fuoco,  lasciate brevemente riposare poi versate in una insalatiera e lasciate raffreddare.

Baccalà chi passuli

Ingredienti: Kg. 1 filetti di baccalà già ammollato, gr. 400 polpa di pomodoro a pezzetti, una cipolla, un mazzetto di prezzemolo, uno spicchio d'aglio, gr. 100 di uva passa grossa, olio di oliva, pepe.

Lavate il pesce in acqua corrente, spinatelo e tagliatelo a pezzi grossi.
Fate imbiondire in un tegame, con dell'olio extravergine di oliva, la cipolla affettata finemente e l'aglio schiacciato; unite il pomodoro, il prezzemolo tritato e l'uva passa che avrete fatto prima rinvenire in acqua tiepida. Lasciate insaporire il tutto per circa due minuti, mescolando lentamente.
A questo punto, pepate, coprite a filo con acqua calda e fate sobbollire per circa 10 minuti; quindi, immergete il pesce.
Coprite e fate cuocere, a fiamma bassa, per circa 20 minuti facendo attenzione che il pesce non si attacchi al fondo. (per evitare che si attacchi scuotete di tanto in tanto il tegame durante la cottura).

Polpo bollito (purpu vugghiuto)

Ingredienti: Un polpo di circa un chilo e mezzo, olio extravergine di oliva, sale, limone.

Pulite e lavate il polpo, possibilmente con acqua appena salata.
In una pentola fate bollire dell'acqua con sale, immergetevi il polpo e dall'ebollizione calcolate circa 40 minuti per la cottura per un polpo di circa un chilo e mezzo.
Per una buona cottura la forchetta dovrà entrare facilmente nella carne del polpo.
A questo punto, spegnete il fuoco e lasciatelo nell'acqua finché sarà diventata tiepida.
Togliete il polpo dalla sua acqua di cottura, tagliatelo a pezzetti e condite con olio d'oliva, sale, pepe, succo di limone, prezzemolo tritato.

Tonnara di Scopello

Secoli di cultura e tradizione marinara sono racchiusi nella tonnara di Scopello; luogo incantevole, intriso di storia e di leggenda. Secondo fonti autorevoli, la pesca del tonno era praticata ancor prima dell’avvento dei romani e, nei pressi dell’attuale tonnara, si estendeva la mitica città di Cetaria, così chiamata per l’eccezionale abbondanza di pesci pelagici del suo mare. Di Cetaria e della sua tonnara, misteriosamente scomparse, oggi sappiamo poco, o quasi nulla.

Gli storici sostengono che la tonnara venne ricostruita e riutilizzata dagli Arabi conquistatori i quali, tramandarono nei secoli questa nobile arte. L’ultima mattanza della tonnara di Scopello é avvenuta negli anni ottanta. La “Cialoma” (canto propiziatore dei tonnaroti per accrescere la loro forza nel tirare su le reti) echeggia ancora tra i magazzini che custodiscono le attrezzature e le barche, ancora in perfetta efficienza. Le abitazioni sono ancora come una volta, dignitose e confortevoli.

Per approfondimenti:

Itinerari in Sicilia occidentale

Ad una quarantina di minuti da San Vito Lo Capo si trova Erice, situata in bellissima posizione panoramica sul monte omonimo; vanta origini molto antiche e la sua posizione di isolamento ha permesso che la cittadina conservasse l'assetto medioevale.
Oltre che per le sue bellezze naturali e per i suoi monumenti, Erice è famosa perché ospita il Centro Internazionale di Cultura Scientifica "E. Maiorana", dove si svolgono frequenti convegni scientifici a livello internazionale.
Ben conservate sono le Mura risalenti, nella parte inferiore, al V sec. a.C. e, nella parte superiore, al periodo normanno. Fra le chiese sono notevoli quella di San Giovanni Battista, che custodisce opere del Gagini, San giuliano e Madonna della Neve, risalenti al periodo normanno e la Matrice, costruita nel 1314, ma rifatta nell'interno.
All'interno del giardino del Balio, dove sorgeva la città antica, si ammirano il castello Pepoli, con torri e merli, il castello di Venere e avanzi del tempio di Venere Ericina, famoso nell'antichità. Da Erice si gode un magnifico panorama, che, nelle belle giornate, giunge fino all'Etna, alle Egadi, e alle coste africane.

Percorrendo l'autostrada TP-PA, a circa metà strada si può visitare Alcamo, che fu una importante fortezza saracena. Di notevole interesse artistico le chiese di San Francesco, della Badia Nuova, della Badia Grande, che custodiscono importanti opere d'arte, e la chiesa matrice dedicata a Santa Maria Assunta, edificata nel '300 e successivamente rifatta, con all'interno affreschi del Borremans e sculture del Gagini. Un bell'esempio di architettura barocca è la chiesa dei SS. Paolo  e Bartolomeo.
In fondo al Golfo di Castellammare, sorge l'omonima cittadina interessante per il Castello a mare che dà nome alla città. Nei pressi di Castellammare sono le Terme Segestane.

Sulla litoranea, in direzione Sud, a circa 50 Km., si incontra Marsala, famosa per i pregiati vini che si producono, posta sul Capo Boeo o Lilibeo, estrema punta ad Ovest dell'isola. Fu porto dei Cartaginesi con il nome Lilibeo; il nome attuale deriva dall'arabo Marsà Alì (porto di Alì). Artisticamente la cittadina è interessante per la chiesa Madre, di architettura barocca, con importanti opere all'interno, per la chiesetta di San Giovanni, per la Pinacoteca Civica con opere di artisti contemporanei e per il Museo Garibaldino. Un discorso a sè merita il Museo di Capo Lilibeo, che conserva, assieme ad altri interessanti oggetti, i resti originali e un rifacimento di una nave punica del III sec. a.C.
Recenti scavi hanno messo in luce un' "Insula Romana" costituita dai resti di edifici romani decorati con mosaici pavimentali policromi.
Imbarcandosi si potrà raggiungere Mozia, isoletta al largo di Marsala, sulla quale fu fondata dai Fenici l'omonima città, che fu poi importantissima base commerciale dei Cartaginesi e fu distrutta da Siracusa nel 397 a.C.. Si possono visitare con le mura, le torri, le porte, una necropoli e un santuario. 

Scendendo ancora da Marsala lungo la litoranea si raggiunge Mazara del Vallo, situata alla foce del fiume Mazàro. E' un centro economicamente fiorente sia per l'agricoltura che per la pesca ei commerci.
Anticamente fu un porto dei Fenici, appartenne poi a Selinunte, a Cartagine, a Roma. Durante la dominazione araba fu sede molto florida di un emirato. Il centro della città è la Piazza della Repubblica: su di essa si affaccia un fianco della Cattedrale del XI sec., rifatta nel 1600; accanto alla facciata è un bel campanile barocco; l'interno è a tre navate e custodisce numerose opere d'arte. All'interno del bel Giardino Pubblico si può ammirare un arco di un antico castello normanno. Pure del periodo normanno è la chiesa di S. Nicolò Regale. Il secentesco Palazzo dei Cavalieri di Malta è sede del Museo Civico dove si conserva materiale archeologico molto interessante e una raccolta di quadri.
Collegata a Mazara da un tratto di autostrada, Castelvetrano è un importante centro agricolo: sono da visitare la cinquecentesca Chiesa Madre, con a fianco un bel Campanile e di fronte la Fontana della Ninfa; le chiese di S. Domenico e di S. Giovanni che custodiscono opere d'arte di artisti famosi (Gagini, Ferraro).
A una decina di km. da Castelvetrano si potranno visitare le Rocche di Cusa, dove c'è un importante museo del lavoro contadino.

La bella cittadina di Salemi, a circa 25 km. da Castelvetrano, è stata purtroppo gravemente danneggiata dal terremoto del '68: si può visitare il "museo del Risorgimento" allestito nel castello eretto nel XIII sec.
Da Salemi sarà facile raggiungere Gibellina, centro interamente distrutto dal terremoto e ricostruito, dove ogni estate si svolgono, in un impressionante scenario in mezzo alle rovine, le "Orestiadi", spettacoli drammatici di altissimo livello e dove sono "il museo di Arte Contemporanea, Grafica e Scultura" e il "Museo Antropologico  Etnografico". I punti più interessanti dal punto di vista archeologico sono Segesta e Selinunte.
Nei pressi di Calatafimi è Segesta, famosa per il Tempio Dorico del V sec. a.C. molto ben conservato e per il teatro di età ellenistica, che in estate ospita importantissimi spettacoli classici.
Selinunte nei pressi di Castelvetrano fu fondata nel VII sec. a.C: e fu la più occidentale delle colonie greche in Sicilia. Fu in forte contrasto con Segesta che, con l'aiuto dei Cartaginesi, la distrusse.
La zona archeologica comprende imponenti rovine soprattutto di templi, che vengono denominati con le lettere dell'alfabeto, dal momento che non si conoscono le divinità cui erano dedicati. Il più colossale è il Tempio G, nel gruppo dei templi Orientali. nella zona dell'Acropoli si ammirano i resti di imponenti opere di fortificazione. Molto interessanti sono anche le Necropoli.

Escursioni in Barca a San Vito Lo Capo - Snorkeling alla Riserva dello Zingaro

Mini Crociere alle Egadi - Diving e corsi sub a San Vito Lo Capo

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